Informazioni per commercialisti

Sicuramente i commercialisti già conoscono lo strumento del Trattamento di Fine Mandato.

Lo scopo di queste informazioni è di mettere insieme alcune considerazioni civilistiche e fiscali sull’argomento, in modo che il professionista possa avere la comodità di trovare tutto quello che gli occorre per suggerire alla propria clientela come e perché utilizzare il TFM, anche servendosi della collaborazione dello stesso Rodolfo Betti, che opera a “domicilio” presso lo studio del professionista, su tutto il territorio italiano, grazie alla pregressa esperienza amministrativa e fiscale presso primari Gruppi industriali e all’attuale professione di specialista nel campo delle assicurazioni del ramo vita, che gli consentono di unire insieme tali esperienze e fornire soluzioni “su misura” basate sull’analisi dettagliata delle necessità.

E’ importante dire che normalmente, attribuito all’amministratore il compenso di fine carica, questo viene versato annualmente su un c.d. piano di accumulo, con vantaggi esclusivamente di ordine fiscale e di risparmio.

Nella soluzione da me adottata, invece, viene utilizzata una polizza vita “mista”.

Questo fa sì che vengano soddisfatte le seguenti esigenze dell’imprenditore, titolare della propria impresa (mi riferisco ad una delle oltre cinque milioni di PMI in Italia):

  • esigenze previdenziali e di investimento. Le somme versate nella polizza a “vita intera” confluiscono in un fondo di gestione separato dal patrimonio della Compagnia, per cui sicuro per legge (è una delle poche cose sicure rimaste, assieme al conto corrente bancario, che però è garantito per decreto legge fino al limite di euro 100.000), con capitale e rendimento minimo garantito.

  • esigenze di protezione. La polizza “vita intera” che viene proposta copre “fin da subito” dai rischi di morte i familiari dell’amministratore da lui designati, o l’azienda stessa (c.d. polizza del Key man), con un consistente capitale; copre inoltre l’amministratore stesso in caso di Invalidità Funzionale Grave e Permanente, attraverso l’estensione della copertura precedente; il Living Needs Benefit (Beneficio in Vita): la liquidazione, se richiesta, del capitale assicurato rischio morte all’amministratore medesimo in caso di malattia terminale o necessità di trapianto di organo vitale senza il quale si determina un’aspettativa di vita di sei mesi o meno.

  • esigenze di liquidità. Accantonare annualmente quanto necessario all’erogazione del TFM.

La normativa fiscale ha previsto per il TFM l’applicazione di un regime di tassazione più favorevole rispetto a quello ordinario.

Inoltre la Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili (pertanto inappellabile) con sentenza n. 8271 del 31 marzo 2008 ( Approfondimento ) ha sancito definitivamente l’impignorabilità e l’insequestrabilità delle polizze vita per l’amministratore, rendendo questi capitali intoccabili anche in caso di “default” dell’azienda.

Considerazioni civilistiche

La vigente disciplina civilistica non prevede regole specifiche in merito all’attribuzione del TFM agli amministratori. Visto che il TFM riconosciuto all’amministratore rappresenta una forma di compenso che la società attribuisce all’amministratore stesso, spetta ai soci, al momento della costituzione della società o successivamente con delibera assembleare, stabilire l’eventuale attribuzione del TFM all’amministratore nonché la sua determinazione.

L’assunzione di un’adeguata delibera assembleare è necessaria sia al fine di escludere ogni possibile contestazione di natura civilistica, sia per legittimarne, come verrà detto più avanti, la deducibilità fiscale delle quote di TFM imputabili in ciascun periodo d’imposta.

Per quanto riguarda le modalità di quantificazione del TFM, di solito viene previsto l’accantonamento di quote annuali di importo fisso o legato al compenso ordinario dell’amministratore.

Considerazioni fiscali

Gli accantonamenti per il TFM sono fiscalmente deducibili se l’attribuzione del TFM è prevista dall’atto costitutivo o da una delibera dell’assemblea dei soci, in quanto concorrono alla formazione del reddito della società a condizione che siano conformi alle disposizioni legislative e contrattuali che regolano il rapporto, in armonia del combinato disposto dei commi 1, 2 e 4 dell’art. 105 del T.u.i.r.

Peraltro, il rispetto della data certa di attribuzione del diritto all’indennità, data che deve essere anteriore all’inizio del rapporto, requisito richiesto per quanto riguarda il trattamento fiscale del percettore affinchè possa essere assoggettato, se più conveniente, a tassazione separata, così come prevede l’art. 17, comma 1, lettera c) del T.u.i.r., interessa anche la società in quanto, in mancanza del suddetto requisito, viene meno la deducibilità dell’accantonamento per indennità di fine mandato. La deduzione del relativo costo avverrà nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità medesima, così come si è espressa l’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008 ( Approfondimento ). Tale orientamento non è condiviso dalla dottrina come confermato dal Parere n. 1 del 9 gennaio 2009 del Cndcec e dalla Norma di Comportamento dell’Aidc di Milano, la n. 180 del 7 aprile 2011.

La norma di comportamento n. 125 dell’Associazione Dottori Commercialisti di Milano indica alcuni esempi idonei a fornire data certa:

  • l’estratto notarile del libro delle delibera assembleare interessata
  • vidimazione notarile del libro stesso ex art. 1, R.D.L. n. 1666/1937
  • notifica rituale della delibera all’amministatore (da parte dell’ufficiale giudiziario o mezzo equivalente)
  • convalida con la trasmissione della delibera a mezzo raccomandata non imbustata
  • registrazione della delibera all’ufficio del registro (c/o l’Agenzia delle Entrate)

Nel caso che la società stipuli una polizza assicurativa mista per far fronte all’impegno di erogare il TFM dobbiamo distinguere il caso in cui beneficiaria caso morte dell’amministatore è la società da quello in cui beneficiari sono i soggetti designati dall’amministratore stesso.

Nel primo caso le quote del premio assicurativo a copertura del caso morte sono costi sostenuti nell’esclusivo interesse della società (c.d. polizza del key man) e non costituiscono reddito tassabile in capo alla retribuzione dell’amministratore: per la società tale costo sarà deducibile anche ai fini irap. In caso di risarcimento il capitale caso morte entrerà a far parte del conto economico della società, nella voce sopravvenienze attive e tassato ex art.55 del “vecchio” Tuir.

Nel secondo caso le quote del premio assicurativo a copertura del caso morte sono costi sostenuti nell’esclusivo interesse dell’amministratore, di conseguenza i premi costituiscono “fringe benefits” costituenti reddito in capo all’amministratore. Per la società, tali costi saranno deducibili ai soli fini dell’ires.

In questo secondo caso, qualora la società abbia stabilito di indennizzare gli aventi causa dell’amministratore in caso di morte dello stesso, con apposita delibera assembleare, si potrà applicare il trattamento fiscale proposto dal Ministero delle Finanze con circolare n. 55/E del 4 marzo 1999.

Con sentenza n. 28585/2008 la Cassazione ha stabilito che l’Amministrazione Finanziaria non può sindacare sulla congruità dei compensi degli amministratori, anche se stabiliti in misura eccessiva rispetto alla dimensione ed alla redditività della società erogante, purchè risultino da delibera assembleare.